sabato 18 dicembre 2010

Regali di Natale















Cari amici,
molti di voi mi hanno scritto chiedendomi di aggiornare il blog. Mi scuso per il lungo silenzio, ma è motivato.




Per me è sempre stato relativamente semplice e piacevole scrivere di me, di quello che faccio, di quello provo. Prima di partire ho pensato a quest'idea del blog perchè credevo che, a causa della lontananza, avrei sentito ancora più forte la voglia di liberare i miei pensieri e di condividerli con voi.





Ma ora che sono qui realizzo che è difficile fermarmi a mettere in ordine le mie emozioni o semplicemente trovare le parole giuste per raccontarvi quello che vedono i miei occhi.
Oggi sono particolarmente felice e voglio rendervi partecipi di questo momento.



Ieri ho concluso i miei primi 6 mesi di lavoro, l'università e il centro di riabilitazione faranno una pausa di un mesetto per le vacanze di Natale e periodo del Referendum, che deciderà la decisiva indipendenza del Sud Sudan dal Nord (Inshallah!).



Quindi questa per me è stata settimana di verifica dei risultati del lavoro con gli studenti negli ospedali, nel nostro centro e sul territorio (un giorno alla settimana accompagno uno studente nelle case dei pazienti disabili per il progetto di riabilitazione su base comunitaria). Per questo motivo vi racconto un traguardo felice raggiunto in ciascuna delle strutture dove ogni giorno cerco di fare del mio meglio per trasmettere le cose che ho imparato a mia volta dai miei fantastici colleghi e dai miei volenterosi pazienti negli anni di lavoro.





Qualche mese fa vi avevo raccontato la storia di una sfortunatissima bambina di pochi anni, rimasta gravemente ustionata durante l'incendio del suo Tukul. La prima volta che la vidi distesa su un lettino lurido del reparto di pediatria del Juba Teaching Hospital, aveva gli occhi chiusi e respirava a fatica. Pensavo che non ce l'avrebbe fatta.


Ma ce l'ha fatta! Il mio caro studente Jacob l'ha seguita assiduamente, mobilizzandola con pazienza, nonostante i pianti disperati che ci commuovevano durante il trattamento. Ma le retrazioni, soprattutto dell'arto superiore erano motlo gravi e la mano con il tempo si è fusa con il polso. Qui a Juba non era possibile intervenire in nessun modo ma non ci siamo arresi; con l'aiuto di Manuela (la mia responsabile) siamo riusciti a mandare Marlene a Kampala, per gli interventi chirurgici e plastici...è stata ricoverata per quasi 2 mesi.


Ma ieri è venuta al centro, la sua mano era libera di accarezzare la sua mamma e afferrare i giocattoli, il suo volto meno sfigurato e più sereno...gli occhi mi si sono gonfiati di lacrime. MI SONO SENTITA FELICE!






Un giorno al Military Hospital è arrivato un uomo molto magro, sulla trentina, con occhi molto tristi. Il Dottore l'aveva inviato nel nostro reparto (in realtà un lettino sgangherato dentro una sala d'aspetto che dietro un paravento diventa stanza per piccoli interventi e stanza d'urgenza quando arrivano persone gravemente ferite da arma da fuoco o traumatizzate).


Il paziente era un ex soldato, aveva perso la moglie qualche mese prima, e tirava grande il suo bambino con molti sforzi e senza poter utilizzare l'arto superiore sinistro. Guardando la lastra della sua vecchia frattura al gomito, mai stata ridotta e fissata, io e miei studenti abbiamo pensato che niente sarebbe stato efficace (il chirurgo dopo tre anni dal trauma si rifiutava di operarlo). Così, molto pessimisti, abbiamo valutato la mobilità del suo gomito...solo pochi gradi.


Peter è venuto per mesi ogni lunedì e giovedì per il trattamento con Abdallha e alla fine poteva lavarsi la faccia, poteva tenere in braccio il suo bambino e trasportare oggetti pesanti.


Ci ha ringraziati con una stretta di mano vigorosa e un nuovo entusiasmo negli occhi. MI SONO SENTITA FELICE!






Una mattina di 2 mesi fa Alessia, la capo progetto del CBR (riabilitazione su base comunitaria), mi ha chiesto di andare con Christopher a valutare un ragazzo che 5 anni fa ha avuto un incidente stradale molto grave con una lesione del midollo spinale.


La prima volta che sono entrata nella sua capanna era steso sul letto, anzi era sprofondato nel letto. Grazie alla sua tenacia era riuscito ad avere una carrozzina artigianale, pesantissima, con la quale si spinge ogni giorno per qualche chilometro sotto il solo cocente, sulle strade sterrate e piene di buche e polvere per raggiungere dei famigliari che gli diano del cibo per la sua famiglia, ovviamente ha perso il suo lavoro.


La prima volta che l'abbiamo valutato aveva degli spasmi e una spasticità degli arti inferiori terribile, non poteva fare nessun movimento attivo delle gambe, non poteva sedere sul bordo del letto a causa della debolezza del tronco e doveva farsi aiutare dalla moglie per tutti gli spostamenti.


Ogni venerdì io e Christopher siamo andati da lui, abbiamo prima corretto la sua postura a letto procurando una tavola per il letto, abbiamo fornito materiale per la medicazione delle su piaghe, l'abbiamo mobilizzato e aiutato a percepire meglio i suoi arti inferiori (per i colleghi: ho usato l'ETC e la spasticità si è ridotta tantissimo!! Grazie Dottor Perfetti!), l'abbiamo allenato duramente ad eseguire i trasferimenti da solo e ieri...l'abbiamo messo in piedi. Era un altissimo e bellissimo uomo di 30 anni che da 5 non stava più in piedi...e piangeva sorridendo! MI SONO SENTITA FELICE!






E infine vi racconto dei miei studenti, inizialmente non è stato facile guadagnarmi la loro fiducia. Ho dovuto riorganizzare tutto il loro lavoro, in realtà prima del mio arrivo in Ospedale non facevano granchè. Non esiste nessuna supervisione qui, quindi risparmiavano le energie!


Con il tempo ho cercato di aumentare il numero dei trattamenti, rincorrendo i medici (quei pochi che raramente si trovano nei reparti) per farci prescrivere la richiesta di trattamento per i pazienti, ho introdotto la cartella riabilitativa, ho dovuto imporre scadenze di consegna e puntualità sul lavoro. Ci ho messo 6 mesi, usando scorte di pazienza e comprensione che non sapevo di possedere e...sono stata premiata!


Gli studenti ora arrivano puntuali in ospedale, un giorno che era GIORNO DI FESTA mi hanno chiesto di poter fare comunque il tirocinio e abbiamo lavorato tutti insieme, si sono presentati agli esami con la malaria, sono passati di sabato a cercarmi per consegnarmi le cartelle in scadenza...e soprattutto si stanno impegnando e si stanno prendendo cura dei nostri pazienti!








Per questi piccoli successi e per tanti altri che vi racconterò di persona, OGGI (dopo 6 mesi di lavoro a Juba) MI SENTO MOLTO FELICE!

Questi sono i regali del mio Natale africano e visto che sono arrivati anche grazie alla forza che ho ricevuto dall'affetto di tutti voi, ho pensato che sarebbe stato bello che diventassero anche il VOSTRO REGALO DI NATALE! Qui ho scoperto con gioia che i doni più preziosi sono nascosti nelle piccole cose.




Tra 4 giorni sarò a casa, sotto la neve, in vostra compagnia. Approfitto per salutare e ringraziare di cuore tutte le persone che mi hanno scritto, telefonato, pensato in questi mesi e che non avrò modo di abbracciare di persona nei miei giorni di permanenza in Italia.

Auguro a tutti un Natale pieno di speranza e serenità!
Vi stringo tutti,
Verby