domenica 27 novembre 2011

Dal paese dove le mucche galoppano come i cavalli e scodinzolano come i cani






Carissimi amici,

grazie per le vostre email! Mi scuso, ancora una volta, per non avervi aggiornati sul mio primo mese in Sri Lanka.
L'inizio di questo nuovo percorso di vita mi ha assorbito completamente e tra poco capirete il perché!

Da dove cominciare? Le cose che vorrei raccontarvi sono talmente tante...ma cercherò di fare una sintesi.


Cominciamo dal lavoro. Mi occupo fondamentalmente di formazione, organizzo delle lezioni teorico-pratiche per 4 fisioterapisti locali e 16 volontari di comunità (più giornate di sensibilizzazione sul tema della disabilità e tante altre attività).
Con questo gruppo di 20 persone lavoro quotidianamente, per la formazione sul campo, nei due ospedali principali e in diversi piccoli centri di salute, da cui partiamo anche per seguire i pazienti nelle loro case.
Il progetto è piuttosto ambizioso ma interessante, l'unico problema sono gli spostamenti.
Per ora siamo di base a Vavuniya, da qui ogni giorno parto verso il nord. Il nostro progetto si sviluppa infatti in due distretti del nord, Killinochchi e Mullaitivu, che appartengo alla nota "Vanni area".
Questa zona è stata la sede operativa dell'esercito delle Tigri del Tamil, e qui si sono verificati gli scontri più accesi della guerra tra cingalesi e tamil appunto. Che si è conclusa nel 2009 con la sconfitta del LTTE.
La guerra e il dopo guerra (mine) ha causato un numero impressionante di disabili che tutt'ora risiedono in quest'area, la quale però ha una densità di popolazione bassissima.
Le persone che non sono state uccise durante la guerra sono state trasferite in campi profughi e rilasciate nel corso degli ultimi due anni, ma quasi nessuno è tornato a ripopolare questi distretti.
Se siete curiosi aprite una cartina dello Sri Lanka e capirete che, ogni giorno, percorro (su strade letteralmente da "safari") circa 200 km per raggiungere i distretti dove lavoriamo (dalle 4 alle 7 ore di macchina al giorno).

Il lavoro mi piace, i terapisti e i volontari sono motivati e lavorano sodo! Ma i viaggi sono letteralmente massacranti, e lavoro sempre 11/12 ore al giorno.
Il weekend, a parte l'uscita del sabato mattina per la spesa al mercato, lo trascorro dormendo, ascoltando musica sul balcone, o lavoricchiando alle mie lezioni.

(qui sotto le foto delle strade verso il Nord che percorro ogni giorno, tra check-point e natura selvaggia)










Passerei ora al secondo tema, il posto e le persone locali.
Vavuniya è una cittadina verdissima, in particolare in questo periodo dell'anno che è stagione di piogge (che definirei monsone, a volte piove per una settimana ininterrottamente).
Anche in città, come su tutto il territorio, ci sono cisterne di acqua create per la distribuzione alle coltivazioni e alle risaie, che si estendono per chilometri con il loro verde brillante!
In città c'è un mercato della frutta (dolcissima) e della verdura, e tantissimi piccoli negozietti dove si trova di tutto! Dalle spezie, agli accessori di informatica, agli abiti.
Gli abiti delle donne sono coloratissimi (sahari), e spesso indossano gioielli d'oro giallo bellissimi con brillanti, smeraldi e rubini! Gli uomini invece portano un gonnellino azzurro che si annoda in vita.
La gente è molto accogliente, sorridente e mite.
Tra lo staff locale mi sono già fatta qualche amicizia e tutti sono estremamente gentili con me!
Per ricambiare le loro attenzioni ogni tanto la domenica cucino per loro torte e biscotti, e pizza.
Il cibo qui è buonissimo, la base è sempre il riso, che viene servito con intingoli vari di verdure, pollo e pesce, rigorosamente speziati. Io ovviamente mi sto appassionando alla loro cucina, così mi cimento in sperimentazioni e ieri sera ho cucinato un'ottima zucca di Jaffna con latte di cocco (iris prossimamente ti mando la ricetta!).

E ora vi racconto brevemente con chi vivo e come mi sento.
La nostra guest house è molto carina, è una piccola villetta con un bel terrazzo.
Vivo con il mio capo progetto Rajesh, un ragazzo indiano molto appassionato al lavoro (oserei dire fin troppo!). Lavora spesso anche da casa la sera e nei weekend, il sabato e la domenica non esce neppure per fare la spesa al mercato, dorme fino a tardi e si contende la tv con Steve.
Steve è un ragazzo inglese, molto gentile e con grandi esperienze di vita in giro per il mondo.
Lui ama guardare BBC news, mentre Rajesh è letteralmente ipnotizzato dalle soap opera indiane. Incredibile ma vero!
Io invece snobbo letteralmente la tv, mi godo il terrazzo, passeggiate tra le vie del vicinato (quando non piove), qualche ora tra i fornelli a sperimentare nuove ricette o cercando di cucinare italiano (cosa non proprio semplice con le materie prime locali), sempre con la macchina fotografica in mano a catturare i colori di questa terra meravigliosa.

La convivenza ovviamente prevede molta pazienza e qualche sacrificio, soprattutto quando condividi il bagno e la cucina con una persona con una cultura e abitudini molto diverse dalle tue.
In ogni caso ho scoperto che esiste un popolo più rumoroso degli italiani!! Gli indiani!
Rajesh spara il volume della tv a manetta, per non parlare di quanto urla al telefono e su skype con la moglie fino a tarda sera.
Grazie alla saggezza di mia sorella, riesco comunque a riposare perchè mi sono portata i TAPPI per le orecchie (che aiutano anche la domenica quando il tempio induista qui accanto suona a tutto volume musichette allegre alle 6 del mattino!!).

Per quanto riguarda la vita sociale, purtroppo (o per fortuna, non l'ho ancora capito), qui ci sono pochissimi espatriati. Negli ultimi 2 anni, dopo la firma della pace, moltissimi programmi sono stati chiusi perché il governo si sta dando parecchio da fare.
Ho incontrato, all'unica cena a cui sono andata in un mese, alcuni sminatori (compagnia non proprio piacevole), qualche ragazza di MSF e un altro paio di personaggi stravaganti ma simpatici.
Inoltre non esistono posti di ritrovo, locali ecc, quindi sto vivendo in una sorta di raccoglimento/isolamento mai provato prima...e devo ancora capire se mi ci trovo a mio agio oppure no.

Troverete la risposta a questo, e tante altre curiosità sulla cultura locale, nel mio prossimo post (che vi anticipo non sarà prima del nuovo anno).
Dicembre sarà un mese molto impegnativo per me, lavorerò per le prossime due settimane senza riposo per la giornata mondiale della disabilità il 3 Dicembre e un incontro che abbiamo a Colombo il 5.
Dopo questa riunione il mio capo tornerà a casa per 3 settimane (diventerà papà) e quindi io dovrò fare le sue veci (oltre al mio lavoro).

Perciò abbiate pazienza e preparatevi per leggere il racconto del mio Natale a Vavuniya (il mio primo Natale lontana dalla mia famiglia e...senza panettone!). Ma circondata da mucche domestiche che galoppano come i cavalli e scodinzolano come i cani!


Vi abbraccio tutti,
grazie a chi mi scrive o semplicemente mi pensa!

Verby

sabato 30 luglio 2011

In transito





Cari amici,

penso che la maggior parte di voi sappiano che il 30 giugno ho lasciato definitivamente il Sud Sudan.


La situazione dell'ultimo periodo a Juba era un pochino tesa, petrolio bloccato dal Nord e quindi niente corrente in città per alcuni giorni, riduzione ulteriore del coprifuoco e militari ovunque alla ricerca di armi con posti di blocco e ispezioni.


Tutto questo in attesa del 9 Luglio che, come avrete visto dai telegiornali, è stato il giorno della celebrazione dell' INDIPENDENZA DEL SUD SUDAN!
Le colleghe e gli amici a Juba mi hanno descritto una grande festa, con entusiasmo e felicità da parte della popolazione e delle istituzioni locali e internazionali.


Anch'io a distanza ho partecipato a questo momento storico con grande emozione e speranza!
La mia speranza più grande è che i Sud sudanesi si rimbocchino le maniche e imparino a sfruttare le loro potenzialità, non solo quelle petrolifere, ma anche quelle umane.

Nel frattempo il primo lotto di petrolio del sud è stato venduto ai cinesi (tanto per cambiare), e a Juba è stata introdotta una nuova valuta (la sterlina sud sudanese).
Forse le notizie più scoraggianti tendono ad essere meno diffuse ma io le voglio citare: nel distretto di Abiyei (quello più ricco di petrolio) continuano gli scontri tra esercito del nord e sud,
nel Kordofan è iniziata una vera e propria "pulizia etnica" e sono state avvistate fosse comuni per la raccolta dei cadaveri.

Per chi volesse approfondire: www.africaexpress.corriere.it/2011/07/i_bombardieri_di_khartoum_alla.html

Quindi, nonostante l'indipendenza, il sud rimane un paese dagli equilibri precari, minacciato dall'esercito del Nord completamente dipendente dai paesi limitrofi per le importazioni.


Ci tenevo molto a raccontare qualcosa della situazione attuale del paese in cui ho vissuto per un anno, perchè io voglio continuare a seguirlo e perchè sono state molte le domande e le curiosità degli amici riguardo al Sudan e ho pensato fosse utile soffermarmi a raccontarlo.


La mia partenza da Juba e il mio rientro a casa, come previsto, sono stati carichi di emozioni spesso contrastanti tra di loro...alternanza di felicità, malinconia, voglia di casa, voglia di ripartire!

Ed eccomi in transito...in attesa di un visto che mi porterà in Sri Lanka, con una nuova organizzazione ed un nuovo incarico.
Probabilmente continuerò questo diario da là...per chi avrà voglia di continuare a seguire le mie "avventure" e conoscere realtà, dinamiche e luoghi nuovi.

Nel frattempo colgo questa occasione per ringraziare con il cuore tutti quelli che, durante questo anno carico di fatica, lavoro, scoperte, mi hanno sostenuto e incoraggiato con i loro messaggi e pensieri di stima e affetto.
Ringrazio inoltre i miei colleghi e amici conosciuti a Juba, con i quali ho condiviso i momenti di divertimento e svago e anche quelli di dubbi, paure, frustrazione e tristezza.

Questa è stata l'esperienza più sorprendente della mia vita, il viaggio più profondo dentro me stessa.

A presto,
da Vavuniya...

Verby






mercoledì 30 marzo 2011

Rain season
















Cari amici,


finalmente è arrivata l'ispirazione giusta per aggiornare il blog!




Il mio rientro a Juba a gennaio è stato più faticoso del previsto.

In parte credo sia dipeso dalla malinconia nel riallontanarmi dalla mia famiglia, dagli amici, dalla mia vita a casa.

In parte mi ha scoraggiato il fatto che, dopo solo un mese di pausa per le vacanze natalizie e referendum, la motivazione e il lavoro di 8 mesi con gli studenti sembrava annullato. Con un pò di tempo ho ritrovato il mio equilibrio e mi sono rimessa al lavoro con entusiasmo e pazienza per trascinare (letteralmente) gli studenti fino agli esami di tirocinio di fine secondo anno.








Da qualche giorno ha cominciato a piovere, e il caldo torrido che mi ha accolto a gennaio sta lasciando il posto a mattine e serate più fresche anche se umide e animate da noiosissime zanzare. Sono tornati anche i rospi, spesso la sera sotto la finestra mi allietano con romanticissime serenate "graggreggarrreeagagrrrrr".








Con le piogge sono tornate anche le pozze d'acqua e il fango per la strada e ora vi racconto cosa è capitato a me e alle mie nuove colleghe settimana scorsa.

Verso le 18 di mercoledì improvvisamente è salito il vento e il cielo si è caricato di nuvole nere. Sul cancello avevo notato una mamma con un bambino disabile, che era stato trattato nel pomeriggio al nostro centro. Sono rifugiati congolesi e vivono in un campo profughi di cui si occupa un'organizzazione.


Aspettavano da ore che l'autista venisse a prenderli dopo la terapia ma probabilmente quel giorno se ne era dimenticato e la mamma si stava caricando in spalla il figlio disabile per raggiungere il primo matato che li riportasse a casa.


Di fronte a quel cielo nero io, Valentina e Annalisa abbiamo deciso di portarli a casa con la nostra auto. Abbiamo caricato la famiglia e siamo partiti sotto la prima pioggia (secchiate). Dopo aver superato ruscelli, pozze, fango scivolosissimo arriviamo in prossimità di una pozza enorme di acqua e fango...impossibile capirne la profondità.


Decido di seguire il matato che ra davanti a me, ma sfortunatamente resto incastrata con le ruote posteriori nel fango. L'acqua arrivava alle portiere della jeep, così io e le colleghe siamo scese a chiedere agli uomini al bordo della strada che si riparavano dalla pioggia sotto le tettoie, una mano per spingere l'auto fuori dal fosso.




Nessuno ha mosso un passo. Nella loro cultura non è previso fare fatica, soprattutto sotto l'acqua e senza scopo alcuno.

L'unica persona che si è offerta di aiutarci è stato un autista di matato, che ha parcheggiato il suo mezzo e si è messo al volante della nostra auto mentre tre robuste kauaja (bianche) spingevano l'auto sotto il diluvio universale, immerse fino al bacino.




Tutto questo sotto gli occhi divertiti di corpulenti uomini sudanesi!


Alla fine con grande soddisfazione ce l'abbiamo fatta e il bambino e la sua mamma sono arrivati a casa asciutti.


Quella sera abbiamo festeggiato l'impresa con spaghetti al pomodoro e melanzane alla parmigiana (per riprenderci dallo sforzo fisico).





Prometto che mi impegnerò per scrivere ancora qualche pagina di avventure prima della mia partenza (tra tre mesi) e pubblicare qualche nuova foto.

In realtà non ho mai perso la voglia di rendervi partecipi della mia esperienza e appena posso rispondo singolarmente ai tanti messaggi che quotidianamente ricevo.




Colgo questa occasione per ringraziarvi tutti di cuore, per me ha avuto e ha un significato speciale sentirvi vicini!






Mi riempie di gioia sapere che i piccoli "kauaja" ("bianco" in sudanese) stiano imparando tante nuove cose e parole, che le pance (delle mamme) crescono, gli amici viaggiatori progettano nuove esplorazioni "culinarie", le tesi riabilitative procedono e decollano i nuovi impegni lavorativi, i colleghi fisio mi ricordano e i colleghi teatranti provano, i vicini di casa mi pensano dal lago!





In questi 10 mesi lontana da casa ho capito che l'affetto supera qualsiasi distanza fisica e che io non sarei riuscita ad affrontare questo "viaggio" e non sarei quella che sono oggi senza tutti VOI!




Vi abbraccio forte!


A presto, Verby