venerdì 3 settembre 2010

Vita & "Vita"

Ho iniziato questa pagina qualche giorno fa, poi ho cancellato quello che avevo scritto e ricominciato, cancellato e ricominciato...
Neppure stasera so se arriverò alla fine dei miei pensieri ma...ci proverò.
Non è facile esprimere le emozioni vissute in questo periodo, mi sono scontrata con una realtà che mi aspettavo diversa e sto provando a capirla e accettarla senza cambiare quella che sono.

Non parlo della situazione precaria degli ammalati negli ospedali, della povertà che si tocca con mano solo se si entra nelle baracche e nei tukul dove vive la maggior parte della gente.
Non mi riferisco alla difficoltà del confronto culturale, alla perdita di tempo per tentare di incontrare qualcuno con cui avevi un appuntamento e come sempre "He's not around", all'impossibilità di avere scambi sociali con le persone locali al di là del rapporto lavorativo.
Non parlo neppure della precarietà della sicurezza, del coprifuoco la sera, della tensione che si prova quando la camionetta dei militari ti scorre affianco e senti il mitra puntato all'altezza della tua testa.
Non sono preoccupata del clima, delle malattie, della malaria...
Non soffro per la nostalgia di casa, delle persone che amo (che continuo a sentire vicinissime anche dopo questi primi 2 mesi a 5000 km di distanza), della libertà della mia serena e tranquilla vita sul Lago.

La realtà a cui mi riferisco è quella della vita degli espatriati.
Come sempre (questo caso non fa eccezione) non mi sento di generalizzare...semplicemente esprimo delle sensazioni nate dal mio personalissimo vissuto, senza nessuna intenzione di criticare o giudicare nessuno.

Tralasciando la valigia delle aspettative erroneamente caricate sulle spalle al momento della partenza di cui, appena messo piede qui, realizzi l'inutilità e l'erroneità...mi concentrerei su come si vive a Juba, e non solo, da espatriato.
Sfatando il mito del "volontario umanitario" mosso da nobilissimi valori di solidarietà, umanità, spirito di sacrificio e rinuncia, che mette a disposizione il suo "sapere" e il suo coraggio al servizio del più bisognoso...ognuna delle persone espatriate che vivono in Sudan, come in altri paesi in via di Sviluppo, ha fatto una SCELTA assecondando innanzitutto un PROPRIO BISOGNO!
Bisogno di sentirsi utili, bisogno di alimentare la propria autostima, bisogno di arricchirsi umanamente o economicamente, bisogno di fare carriera, bisogno di evadere o scappare dalla propria realtà o da quello che si è!

Fatte tutte queste premesse vengo al dunque...il mio disagio nasce dallo scontro con l'artificialità, superficialità e a volte falso perbenismo che si cela dietro lo stile di vita dell'espatriato. Ancora una volta non parlo di TUTTI, ma a volte mi sembra davvero di vivere come dentro il grande fratello.
Arrivi dentro la casa e all'inizio sei esaltatissimo, ti dai un gran da fare a conoscere più gente possibile, mantieni rapporti molto cordiali per ricevere i consensi della maggior parte delle persone , tutti rapporti rigorosamente superficiali perchè ti proteggi dall'ipotesi di affezionarti a qualcuno ....in fondo sai che è una situazione transitoria, che qualcuno verrà nominato ed eliminato (rimpatriato) e a tua volta, se non ti comporterai bene, sarai tagliato fuori.
Poi c'è la seconda fase, iniziano le preferenze e quindi anche le confidenze, e scopri che molti sprecano un sacco di energie a parlare male degli altri, invece di impiegare il preziosissimo tempo che la vita ci dona ogni giorno, a creare rapporti leali in cui mettere in gioco davvero stessi! Troppo faticoso...meglio dedicarsi ai festeggiamenti, all'alcool, alla promiscuità passando da una storia all'altra. Nessuna promessa, nessun impegno.
Forse è il modo per affrontare le rinunce della vita in un paese come questo, forse è il modo per fare quello che nel nostro paese in condizioni normali non ci siamo mai concessi, forse è il modo di scappare da stessi.

Non lo so quale sia la risposta...io so che tutto questo non mi appartiene. Mi sono affacciata alla porta rossa del grande fratello e ho deciso che IO NON VOGLIO PARTECIPARE.

Io resto fuori, fedele a quella che sono.
Continuo a credere che un'esperienza qualsiasi, dalla più banale alla più ardua, ci insegni davvero qualcosa quando prevede una condivisione, uno scambio tra cuori che onestamente si mettono in gioco nel confronto.
Aspetto di incontrare il cuore di qualcuno anche qui, a Juba.

Sono arrivata alla fine dei pensieri, grazie a tutti quelli che mi mandano parole di conforto e di stima...a volte penso di non meritarle!
Vi abbraccio tutti, Verby

8 commenti:

  1. Ciao amore sono la zietta sai che sono curiosa e vado sempre a sbirciare il tuo diario... mi sembra di percepire un po' di disagio da parte tua nei confronti di chi ti sta intorno purtroppo come in tutte le cose credo che tanta gente si riempie la bocca quando dice vado in Sudan ma purtroppo e ne sono convinta non è per tutti ma per pochi ..... noi sappiamo il tuo scopo e per questo che eravamo preoccupati perchè in tutto quello che fai ci metti il cuore... non è da tutti... amore continua cosi'.... un grosso abbraccio, zia ross..

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  2. che bella lettera verby..sono felice di sentirti dire queste parole perchè capisco che il tempo e le difficoltà non ti hanno cambiata..continua ad essere leale a quello che sei non rinunciare ad essere te stessa per farti accettare..io sono con te..l'africa non è per tutti come l'america latina non è per tutti..non basta prendere un aereo per essere degni di questi popoli fieri e non basta salire su un aereo per essere migliori di come si era in europa..accetta i difetti di chi ti sta in torno e non idealizzarli perchè hanno fatto una scelta difficile..a volte rimanere a casa è più difficile..ti bacio amica mia mi manchi Vale

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  3. Purtroppo la vita è piena di espatriati anche in patria.
    Le tendenze dell'ego in ambienti dove il controllo sociale è più basso..aumentano.
    L'uomo se puo' scegli anche di fallire.
    come dici ..tu è una scelta.
    e anche il comportamento che vedi in alcuni espatriati è frutto..di una scelta.

    Descrivi una parte di mondo che è mondo.
    ma al grande fratello sono in risalto.

    Tu danza il tuo ballo. Di cuori ce ne sono.
    forse sbaglieranno anche loro. ma battono insieme a te.

    Samuele

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  4. Grazie amici!! La vostra grande energia e quello che mi avete insegnato in questi anni è sempre con me!! Verby

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  5. Ciao Verby, leggo sempre il tuo diario e ammiro molto il tuo coraggio. Il tuo coraggio di aver intrapreso questo viaggio, ma soprattutto il coraggio che hai per restarci. Le difficoltà che incontri "purtroppo" sono direttamente proporzionali alla tua umanità, al tuo cuore.
    Allo stesso tempo la tua grande umanità e il tuo coraggio ti aiuteranno a superare le barriere costruite da altri e ad ottenere le soddisfazioni che ti eri prefissata prima di partire. Dalla mia esperienza personale, che però non é minimamente confrontabile con la tua, mi sento solo di dirti di non mollare mai.

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  6. Ciao Verbuccia mia! Sono la Giuly..., finalmente lascio una traccia anche io. qua.. di tracce, ovunque vada le lascerò sempre...ormai…hehe!:>P
    ...ebbene penso che ti sei scontrata con una realtà a dir poco estranea a tutti noi!
    Ma cosa ne sappiamo Noi! Cosa ne sappiamo che siamo comodamente seduti su una sedia davanti a uno schermo, di quello che provi, che senti realmente, a Juba...
    Personalmente, in questi 2 anni e mezzo, ho capito tante cose della vita… e continuerò….a cercare imperterrita a capirle…bacione TI VOGLIOO BENEEE!! GIULY!

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  7. Per la mia GIULY:
    Tesoro tu hai conosciuto più cose della vita di me! Perchè alla tua vita ti sei aggrappatta, hai lottato con coraggio e grande forza e non mi dimenticherò mai tutto quello che ho imparato da te! Take care!
    Ti voglio bene anch'io e ti penso!
    La tua terapista occhi di cerbiatto ;-)

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